Vertice Usa-Iran fallito: Trump minaccia blocco di Hormuz. Teheran: "Pirateria". Ghalibaf: "Rimpiangerete i prezzi della benzina"

Le trattative a oltranza tra Stati Uniti e Iran si sono concluse senza accordo, arenandosi su due nodi: lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare. All’indomani del fallimento, Donald Trump ha minacciato un blocco navale di Hormuz e, secondo media iraniani, di impedire da oggi l’ingresso e l’uscita delle navi dai porti dell’Iran a un orario fissato sull’ora di Washington.
Teheran ha definito “illegale” il blocco statunitense nel Golfo Persico, parlando di un atto di “pirateria”. Il comandante della Marina, Shahram Irani, ha liquidato come “ridicola” la minaccia di Trump di bloccare le navi in entrata e in uscita dai porti iraniani a partire dalle 10 di Washington, secondo quanto riportato da Press TV, assicurando che la Marina iraniana sta tracciando i movimenti delle forze Usa nella regione.
“Le minacce del presidente degli Stati Uniti, a seguito dell’umiliante sconfitta del suo esercito nella terza guerra imposta, sono davvero ridicole e risibili”, ha aggiunto, come riportato da Sky News. Pechino ha chiesto che la navigazione nello Stretto di Hormuz non subisca ostacoli.
“Lo Stretto di Hormuz è un’importante rotta commerciale internazionale per le merci e l’energia, e garantire la sua sicurezza, stabilità e la libera circolazione è nell’interesse comune della comunità internazionale”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun.
Intanto, secondo il Wsj, Trump e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di riprendere attacchi militari limitati contro l’Iran, in aggiunta al possibile blocco di Hormuz, per sbloccare lo stallo seguito al fallimento dei colloqui tenuti in Pakistan.
Sul fronte iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito su X gli Stati Uniti: “Godetevi i prezzi attuali della benzina. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto vi mancheranno i 4-5 dollari al gallone”, riferendosi a un previsto blocco dei porti iraniani nel pomeriggio di oggi.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto su X che a Islamabad l’Iran era arrivato “a un passo” da un’intesa con Washington per porre fine alla guerra, ma ha denunciato “massimalismo, cambiamenti di obiettivi e chiusura” dall’altra parte. Lo scontro ha assunto anche un profilo inedito sul piano interno statunitense.
Trump ha attaccato Papa Leone XIV, sostenendo in un post su Truth che senza di lui alla Casa Bianca il Pontefice non sarebbe Papa. La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha reagito con una nota del presidente, l’arcivescovo Paul S. Coakley: “Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre.
Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico: è il Vicario di Cristo”. Con i negoziati arenati e minacce contrapposte, la crisi sullo Stretto di Hormuz entra in una fase di alta tensione. Mentre l’Iran promette di monitorare da vicino le mosse statunitensi e la Cina sollecita il libero transito, a Washington si valutano opzioni militari limitate: il margine per una ripresa del dialogo resta incerto.
