Usa: "Stop a 42 petroliere iraniane, danni per sei miliardi". Trump: possibili tagli alle truppe in Germania

Gli Stati Uniti affermano di aver fermato, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, 42 petroliere riconducibili a Teheran, per un danno stimato di sei miliardi di dollari.
La mossa arriva mentre la Russia ha presentato a Washington un piano di pace che prevede una strategia per il nucleare iraniano, e mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian mette in guardia contro l’ipotesi di un blocco navale sui porti della Repubblica islamica.
In una nota, Pezeshkian sostiene che qualsiasi tentativo di imporre un blocco marittimo o restrizioni violerebbe il diritto internazionale ed è destinato al fallimento. Misure del genere, ha aggiunto, non rafforzerebbero la sicurezza regionale, ma alimenterebbero le tensioni e ostacolerebbero una stabilità duratura nel Golfo Persico.
Sul fronte politico-diplomatico, Donald Trump ha dichiarato ad Axios, in un’intervista telefonica, di aver detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che Israele dovrebbe limitarsi ad azioni militari “mirate” in Libano ed evitare una ripresa completa della guerra.
“Deve agire in modo più chirurgico. Non abbattere edifici. Non può farlo. È troppo terribile e fa fare brutta figura a Israele”, ha affermato, sottolineando di apprezzare il Libano e la sua leadership e sostenendo che il Paese possa “rinascere”. L’ex presidente ha inoltre riferito che gli Stati Uniti potrebbero ridurre il numero delle truppe di stanza in Germania.
Sul versante energetico, il vice primo ministro russo Aleksandr Novak ha detto che Russia e Arabia Saudita non hanno discusso del ritiro degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec e dall’Opec+. “Noi, almeno, non abbiamo mai discusso di queste questioni”, ha dichiarato, secondo Ria Novosti.
Gli Emirati Arabi Uniti si ritireranno dall’Opec e dall’Opec+ a partire da domani. Ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito “sovrana” la decisione degli Emirati e ha annunciato l’intenzione di proseguire il coordinamento energetico con Abu Dhabi.
Intanto, secondo Bloomberg, il Comando Centrale statunitense ha richiesto l’autorizzazione a dispiegare nella regione il missile ipersonico a lungo raggio Dark Eagle, in grado di colpire con precisione obiettivi iraniani a migliaia di chilometri viaggiando a oltre Mach 5.
Sarebbe il primo impiego operativo del sistema, che non è stato ancora dichiarato pienamente operativo. Ogni vettore costa circa 15 milioni di dollari e, tra costi, ritardi e dubbi sull’efficacia, il programma rischia di essere più simbolico che decisivo.
Sul terreno, le Forze di Difesa Israeliane hanno riferito di aver lanciato un missile intercettore contro un bersaglio aereo sospetto individuato nel Libano meridionale, in un’area in cui operano unità israeliane. L’esito dell’intercettazione è in analisi; secondo un portavoce, il bersaglio non ha sconfinato in territorio israeliano e non sono scattati allarmi.
Sul capitolo costi, tre persone informate hanno detto alla Cnn che la stima di 25 miliardi di dollari fornita ieri da un alto funzionario del Pentagono ai legislatori statunitensi per il costo totale della guerra con l’Iran fino a oggi sarebbe al ribasso, non comprensiva del costo della riparazione degli ingenti danni.
Il quadro resta segnato da mosse militari, pressioni economiche e tentativi diplomatici paralleli, con il Golfo e il Levante al centro di un equilibrio precario che gli attori coinvolti cercano di orientare a proprio favore.
