Trump avverte Teheran sui pedaggi a Hormuz; media iraniani: morto l’ex ministro Kharrazi

Donald Trump ha lanciato un monito a Teheran sull’ipotesi di pedaggi per le petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre i media iraniani riferiscono la morte dell’ex ministro degli Esteri Kamal Kharrazi per le ferite riportate in un attacco di circa una settimana e mezza fa.
Segnali di una regione che resta sotto forte tensione. “Ci sono notizie secondo cui l’Iran li starebbe imponendo alle petroliere che attraversano lo Stretto”, ha scritto l’ex presidente degli Stati Uniti su Truth, aggiungendo: “È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, è meglio che smettano subito!”.
Sul fronte iraniano, le testate locali hanno reso noto che Kharrazi, capo del Consiglio strategico per le relazioni estere dell’Iran ed ex titolare della Farnesina di Teheran dal 1997 al 2005, è morto a causa delle ferite subite in quello che i media definiscono un attacco israelo-americano avvenuto circa dieci giorni fa.
La tensione resta alta anche tra Libano e Israele. Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, provocando un’interruzione di corrente, secondo un funzionario locale. L’esercito israeliano ha inoltre riferito che dalla mezzanotte sono stati lanciati 25 razzi dal Libano verso il nord di Israele, come riportato da Haaretz.
Il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Eyal Zamir, ha affermato che le forze israeliane proseguono le operazioni nel sud del Libano e che “non sono in un cessate il fuoco” con Hezbollah ma “in stato di guerra”.
Durante una visita nei pressi di Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ha aggiunto, secondo i media israeliani, che in Iran si trovano in una situazione di cessate il fuoco e possono tornare a combattere lì in qualsiasi momento.
Dal Regno Unito, il premier Keir Starmer ha dichiarato in un’intervista a ITV di essere “stufo” di vedere le bollette energetiche aumentare nel Paese a causa delle azioni a livello internazionale del presidente russo Vladimir Putin o di Donald Trump, facendo un parallelo con gli effetti dell’invasione dell’Ucraina e del conflitto contro l’Iran sulle famiglie britanniche.
Starmer, in visita in Qatar per la tappa finale della sua missione nel Golfo, ha inoltre affermato che gli attacchi israeliani in Libano “devono cessare” perché minano la fragile tregua in Medio Oriente. Sul versante diplomatico, l’Iran ha posto condizioni alla ripresa del dialogo.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Teheran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano, ponendo così un vincolo ai colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente.
Baghaei ha aggiunto che il governo pakistano ha invitato entrambe le parti nella capitale e che i colloqui sono “in fase di revisione e pianificazione”, secondo l’agenzia Tasnim. In preparazione all’eventuale appuntamento, il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha annunciato che il Pakistan non richiederà il visto ai partecipanti ai colloqui tra Iran e Stati Uniti, inclusi i media.
In una nota, ha spiegato che il Paese accoglierà tutti i delegati e che le compagnie aeree sono invitate a consentire l’imbarco senza visto; il documento sarà emesso dalle autorità di immigrazione all’arrivo. Con i colloqui ancora in definizione e gli scambi di fuoco al confine israelo-libanese, le prossime mosse diplomatiche restano legate alla possibilità di un cessate il fuoco che l’Iran chiede “su tutti i fronti”.
