Spalletti esprime solidarietà a Gattuso dopo l’uscita dell’Italia: "Il primo pensiero è andato a lui"
Luciano Spalletti ha scelto la via dell’empatia. Dopo la vittoria per 2-0 della sua Juventus contro il Genoa nel lunedì di Pasqua, l’ex commissario tecnico azzurro ha espresso vicinanza a Gennaro Gattuso, che ha lasciato l’incarico alla guida della Nazionale dopo la sconfitta nella finale dei playoff Mondiali in trasferta contro la Bosnia ed Erzegovina.
"Mi sono messo nei panni di Gattuso, il primo pensiero è andato a lui. È una persona perbene, ha passione e tutte le qualità per diventare uno dei migliori al mondo", ha detto Spalletti. L’uscita di Gattuso apre un nuovo capitolo per l’Italia, che dovrà individuare il terzo commissario tecnico in un anno.
Spalletti stesso aveva lasciato meno di dodici mesi fa, al termine di un Europeo deludente e dopo una sconfitta pesante con la Norvegia nelle qualificazioni ai Mondiali. Nel suo racconto, Spalletti non ha nascosto quanto pesi l’ambiente Azzurro. "Se fossi stato ancora lì e fosse successo a me, in quello stadio, non ne sarei uscito.
Ho sofferto tanto, ha creato una non-reazione. Non riuscivo quasi a parlare di calcio", ha spiegato. E ha invitato a moderare i giudizi: "Se Kean avesse segnato, oggi parleremmo di una grande Italia. Serve più equilibrio in queste oscillazioni di opinioni. Avevamo fatto bene, abbiamo vinto tutte le partite tranne quella con la Norvegia, ma è una situazione molto pesante".
Il tecnico ha allargato lo sguardo al sistema, concordando con molti tifosi sul poco spazio concesso ai giovani italiani in Serie A. "Nella partita Udinese-Como, su 33 giocatori in campo, solo due erano italiani. È un tema fondamentale: dobbiamo proteggere i nostri talenti.
Non voglio fare il professore, ma da soli non ce la facciamo", ha osservato. Alle proposte di chi vorrebbe un numero minimo obbligatorio di italiani schierati, Spalletti ha risposto con cautela: "Se imponessimo un Under 19 per squadra, saremmo costretti ad averne quattro solo per farne giocare uno.
E poi? Io vado a vedere quei ragazzi qualche anno prima perché ne abbiamo bisogno, ma quanti arrivano davvero? Magari nessuno dalla Juve, e uno esce fuori dalla Cremonese. Ho bisogno di qualcuno che non abbassi il livello". Nonostante l’amarezza del momento, Spalletti ha difeso il valore del gruppo azzurro e le scelte di Gattuso: "La nostra Nazionale è forte, lo ha dimostrato con Gattuso.
Le partite le decidono gli episodi, non è che adesso siamo i peggiori al mondo. È l’interpretazione delle gare che fa la differenza. Il calcio è un gioco di episodi". Ora, con le dimissioni di Gattuso, la Nazionale si trova a dover ripartire ancora una volta, alla ricerca di una guida che riporti stabilità e continuità.
