Scuola, Valditara apre al superamento della distinzione tra licei e tecnici: ipotesi riforma in arrivo

Un solo “liceo” per tutti i percorsi della secondaria superiore. È la direzione indicata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha rilanciato l’idea di superare la distinzione tra licei e istituti tecnici: «Tutti i canali dell’istruzione devono avere pari dignità», ha detto.
L’intervento è arrivato a Roma, a margine della premiazione del primo Maestro del Made in Italy, insieme al ministro delle Imprese Adolfo Urso e al presidente della Fondazione per il Made in Italy, Giovanni Brugnoli.
L’iniziativa, promossa dalla neonata Fondazione, punta a valorizzare gli imprenditori che, oltre a creare valore economico, contribuiscono a trasmettere competenze e saper fare alle nuove generazioni, rafforzando il legame tra impresa, formazione e territorio.
«La scuola deve dare continuità alla straordinaria ricchezza che qualifica il nostro Paese: il made in Italy», ha sottolineato Valditara.
Il ministro ha richiamato due tasselli della strategia in atto: la riforma del “4+2”, che mira a far conseguire ai ragazzi il diploma tecnico in quattro anni tramite percorsi fortemente innovativi, seguiti da due anni di specializzazione presso gli ITS, canale terziario parallelo all’università; e il Liceo del Made in Italy, tarato anche sulle competenze manageriali necessarie allo sviluppo dei marchi.
«L’istruzione professionale e tecnica è uno dei pilastri del nostro sistema formativo. Dobbiamo rompere il pregiudizio che in passato le ha considerate di serie B. Con il 4+2 e il Liceo del Made in Italy stiamo costruendo i pilastri di una scuola dove non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici», ha affermato.
Se e quando l’ipotesi diventerà una riforma concreta lo si vedrà nelle prossime settimane. Il ministero ha avviato in questi giorni la consultazione sui nuovi programmi scolastici per i licei e, una volta terminata, non è escluso che il passo successivo possa riguardare gli istituti tecnici.
Nel corso della cerimonia, Urso ha rivendicato la tenuta dell’export italiano: «Resilienza e dinamicità sono le caratteristiche vincenti del Made in Italy, che ci hanno permesso, anche nel 2025, caratterizzato da guerre commerciali e conflitti intorno all’Europa, di crescere sui mercati internazionali del 3,3%, agguantando il Giappone come quarto Paese esportatore mondiale, e di crescere persino negli Stati Uniti del 7,2%.
Siamo il Paese europeo che più è cresciuto negli Stati Uniti e che ha meglio resistito nei mercati globali». Sono 19 i premiati come Maestro del Made in Italy. Tra loro, Giacomo Ponti (Ponti SPA), per aver consolidato e innovato una storica eccellenza dell’alimentare; Giuseppe Santoni (Santoni SPA), per l’eccellenza nel tessile, abbigliamento e moda e la valorizzazione del saper fare artigianale; Giuseppe Zullo (Piano Paradiso di G.
Zullo Srl), per aver unito tradizione gastronomica e innovazione creativa; Katia Balducci (Navigo Toscana s.c.a.r.l.), per lo sviluppo del design nautico e della filiera dell’innovazione; Riccardo Civitella (Civitella Creazioni Marmi), per la valorizzazione dell’artigianato artistico; Michele Frisoli (Manta Group Srl), per l’eccellenza nell’aerospazio e l’innovazione industriale; Massimo Leo (Leo Costruzioni SPA), per il contributo allo sviluppo infrastrutturale; Manlio Romanelli (M-Cube SPA), per l’innovazione nei servizi digitali; Aldo Werdin (Excelsior Palace Hotel Srl), per l’eccellenza nel turismo e nell’ospitalità; Filippo Girardi (Midac SPA), per l’impegno nell’energia e nella sostenibilità industriale.
La cornice economica e la spinta a rafforzare il legame tra scuola e impresa fanno da sfondo a un cantiere ancora aperto: con la consultazione in corso e l’ipotesi di superamento delle etichette tradizionali, l’istruzione italiana si avvia a un confronto che potrebbe ridisegnare l’architettura della secondaria superiore.
