Salone del Risparmio, l’appello a sbloccare la liquidità: ingressi graduali e focus sui bond indicizzati

Mettere al lavoro la liquidità ferma sui conti correnti è stato il filo conduttore del Salone del Risparmio di Milano, che dal 5 al 7 maggio ha riunito professionisti del risparmio gestito e della consulenza sotto la regia di Assogestioni.
L’obiettivo dichiarato: sbloccare una massa di denaro che, secondo l’Abi, a fine marzo ammontava a 1.860 miliardi di euro, e indirizzarla verso i mercati a sostegno della crescita del Paese e dell’economia reale. Tra gli stand della fiera, il confronto ha ruotato attorno a un apparente paradosso.
«Abbiamo un’inflazione pronta a esplodere nuovamente e dinamiche diverse tra chi soffre l’aumento dei tassi, come il mercato obbligazionario, e chi, come i mercati azionari, sembra reggere meglio», ha osservato Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni. Le Borse sono sui massimi storici mentre i Btp restano sotto pressione, pur con lo spread ridisceso intorno a 72 punti base.
Eppure, per molti risparmiatori l’azionario in questo contesto viene percepito come un salto nel buio. La storia, ricordano i gestori, favorisce l’investitore azionario disciplinato. «Negli ultimi 20 anni ogni dollaro investito nell’S&P 500 è cresciuto di otto volte, mentre nel Ftse Mib è salito di 2,4 volte.
Chi ha tenuto il denaro fermo ha guadagnato solo il 27%, poco più di un 1% annuo», ha sintetizzato Giovanni Sandri, head of Southern Europe e country head Italia di BlackRock. La ricetta operativa, per lui, è chiara: evitare il market timing, entrare progressivamente e restare investiti nel lungo periodo.
Per l’investitore prudente, però, la porta d’ingresso più semplice resta l’obbligazionario. E non soltanto nella tradizionale declinazione di Btp e titoli di Stato in euro. «Nel reddito fisso vanno privilegiate le obbligazioni indicizzate all’inflazione con scadenze tra 5 e 10 anni, per protezione e diversificazione», ha evidenziato Alessandro Fonzi, country head Italy di Dpam.
A fianco, ha aggiunto, si possono inserire obbligazioni corporate investment grade in settori con buona visibilità degli utili, come utility e telecomunicazioni, e bond governativi dei mercati emergenti in valuta locale per generare carry. Indicazioni operative arrivano anche sul mix e sulle scadenze.
«In un portafoglio bilanciato, il 65% dell’obbligazionario in euro va composto con titoli a tasso variabile, indicizzati all’inflazione e tassi fissi non troppo lunghi, quindi non sopra i cinque anni», ha suggerito Paolo Longeri, responsabile direzione investimenti di Consultinvest Sim.
Nel frattempo, i rendimenti oggi più elevati aprono spazi che fino a inizio anno sembravano improbabili. «I livelli attuali offrono l’opportunità di aumentare la duration in modo selettivo», hanno segnalato gli esperti di Candriam, sottolineando come il contesto favorisca scelte calibrate lungo la curva.
Sulla stessa linea, Adriano Nelli, responsabile per l’Italia di Pimco, ha notato che i rendimenti obbligazionari sono tornati positivi anche in termini reali. Nelli ha inoltre invitato a considerare l’impiego della liquidità in eccesso in strumenti con scadenze brevi, soluzione coerente con un approccio di prudenza in questa fase.
Tra inflazione, tassi e mercati azionari sui massimi, dal Salone del Risparmio emerge dunque una bussola condivisa: pianificare ingressi disciplinati, dare un ruolo centrale ai bond indicizzati e di alta qualità, e gestire la duration in modo selettivo. Un percorso che, nelle intenzioni dei professionisti, vuole rimettere in moto la liquidità senza rinunciare alla cautela.
