Meloni in visita lampo nel Golfo: energia e dossier USA al centro, sullo sfondo della guerra con l’Iran
Venerdì scorso la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha effettuato una visita non annunciata nel Golfo Persico, con tappe in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, per assicurare forniture energetiche e tutelare interessi italiani nel pieno della guerra con l’Iran guidata dagli Stati Uniti.
In un’intervista al TG1, Meloni ha definito i partner del Golfo “paesi strategici per i nostri interessi, paesi amici”, spiegando che la missione mira anche a “proteggere le decine di migliaia di italiani presenti nella regione” e a “garantire all’Italia le forniture energetiche necessarie”.
“Sono già stata in Algeria per garantire il gas… Oggi sono nel Golfo per discutere, soprattutto, di petrolio: circa il 15% del fabbisogno italiano”, ha aggiunto. L’urgenza della missione è legata alle ricadute energetiche del conflitto.
Il mese scorso, il CEO di QatarEnergy e ministro di Stato per gli Affari energetici ha dichiarato a Reuters che attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di GNL del Qatar. Secondo quanto comunicato all’Italia, un fornitore del Golfo ha sospeso temporaneamente le consegne di GNL a causa della quasi-chiusura dello Stretto di Hormuz e non spedirà 10 carichi tra aprile e metà giugno.
Roma prevede di iniziare a ricevere forniture di GNL dal terminale Golden Pass negli Stati Uniti — una joint venture tra QatarEnergy ed ExxonMobil — a partire da giugno. Il contesto è reso più complesso dalle tensioni transatlantiche. Nelle ultime settimane, il presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente attaccato gli alleati europei e la NATO per il sostegno ritenuto insufficiente alla sua guerra.
Interpellata sui rapporti con Washington, Meloni ha risposto: “Anche dopo Sigonella, quali sono i nostri rapporti con gli Stati Uniti? Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divergenza con gli Stati Uniti. Tuttavia, il nostro mestiere è soprattutto difendere i nostri interessi nazionali.
E quando non siamo d’accordo, lo dobbiamo dire. E questa volta non siamo d’accordo”. Meloni non ha espresso critiche esplicite alla guerra statunitense contro l’Iran. Sul piano interno, la linea ufficiale della coalizione di governo resta: “Non siamo in guerra e non intendiamo entrarci”, rivendicando un principio di “autonomia nazionale” e sostenendo che “non è la nostra guerra”.
Al contempo, l’Italia è profondamente integrata nell’architettura militare guidata dagli Stati Uniti, ospitando una fitta rete di basi, snodi logistici e strutture d’intelligence centrali per le operazioni nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Il dossier Golfo ha anche una dimensione industriale e finanziaria.
Secondo il governo, l’Italia sta fornendo ai regni petroliferi della regione sistemi d’arma per contrastare eventuali attacchi di ritorsione iraniani e valuta ulteriori richieste man mano che arrivano.
Gli scambi e gli investimenti bilaterali sono inquadrati in un corridoio strategico da 50 miliardi di dollari: da un lato, gruppi italiani dell’energia, della difesa e dell’industria investono nel Golfo; dall’altro, i fondi sovrani della regione puntano su intelligenza artificiale, infrastrutture ed energie pulite in Italia.
I partner principali sono gli Emirati Arabi Uniti (circa 40 miliardi di dollari), l’Arabia Saudita (circa 10 miliardi) e il Qatar (tra 8 e 10 miliardi), un asse che il governo considera centrale per la sua politica economica.
Con i flussi di gas e petrolio esposti ai rischi nello Stretto di Hormuz e le prime consegne di GNL da Golden Pass attese da giugno, Roma si muove per diversificare gli approvvigionamenti mentre il confronto con Washington resta teso.
La missione nel Golfo, presentata come gesto di solidarietà verso paesi amici e come operazione di sicurezza energetica, segnala che l’esecutivo intende mantenere aperti canali politici ed economici in una fase di forte volatilità.
