Matilda De Angelis saluta Lidia Poët: "La lotta femminista non è una guerra tra sessi"

Matilda De Angelis si congeda da Lidia Poët. La serie, prodotta da Matteo Rovere e indicata come il titolo seriale italiano più visto nel mondo su Netflix, torna con la terza stagione dal 15 aprile e chiude qui il suo arco narrativo.
"La lotta femminista non è una lotta tra sessi e non dovrebbe mai esserlo", sottolinea l’attrice, sintetizzando lo spirito del personaggio che ha riportato alla ribalta la storia della prima avvocata d’Italia. Sarà l’ultima stagione: sei episodi e poi il sipario.
"Abbiamo avuto il privilegio di sapere quando finire il suo arco narrativo. Tre per noi è il numero perfetto", spiega il produttore. I nuovi episodi, scritti da Guido Iuculano e Davide Orsini e diretti da Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini, ripartono dal 1888: Lidia convince il fratello Enrico (Pier Luigi Pasino) a entrare in politica per portare in Parlamento la legge sul voto alle donne.
Nel frattempo, nello studio legale continuano ad arrivare i casi che nessun altro vorrebbe seguire: un’accusa di omicidio nel mondo del circo, le filande dove lavorano bambini che trascurano la scuola, incursioni nel mondo dell’arte.
Ispirata alla figura storica di Lidia Poët, la serie ripercorre la battaglia cominciata nella Torino di fine Ottocento, che solo nel 1920 vedrà l’avvocata, ormai ultrasessantenne, ottenere l’iscrizione all’albo. "La serie tratta temi ancora oggi drammaticamente attuali", osserva De Angelis, spiegando che il team si è interrogato a lungo sulla legittima difesa, tuttora complessa da sostenere e far valere in tribunale.
Aggiunge che nell’opera c’è una dedica a chi ha avuto il coraggio di cambiare la realtà: un augurio per le generazioni presenti e future. E, più che a una singola figura-simbolo, guarda a un movimento di consapevolezza che viene dal basso, fatto dalle persone.
Nel percorso di Lidia, gli uomini alleati sono fondamentali: il fratello Enrico, il giornalista Jacopo Barberis (Eduardo Scarpetta) e il procuratore Fourneau. La nuova stagione si apre con una riflessione in aula: mentre Lidia fa lezione a un gruppo di giovani, una ragazza le fa notare che dipende dal fratello per esercitare la professione.
Un promemoria di quanto il cambiamento richieda sponde e collaborazione, non contrapposizioni. De Angelis è candidata ai David di Donatello come miglior attrice per il film Fuori di Martone. Sulla cerimonia del 6 maggio non ha ancora deciso: "Mi sto prendendo del tempo.
Mi chiedo se abbia senso boicottare qualcosa che può essere un palcoscenico per il nostro cinema, oppure salire sul palco per portare alla luce i problemi del settore". Con autoironia cita Nanni Moretti — "mi si nota di più se vengo o non vengo" — e chiude: "È importante non autosabotarci".
Con la stagione finale, La legge di Lidia Poët archivia la sua parabola, intrecciando casi di cronaca ottocentesca e diritti ancora al centro del dibattito. Dal 15 aprile su Netflix, l’addio di De Angelis a Lidia arriva come un passaggio di testimone: la storia resta, la discussione continua.
