Marzo di grandi mostre in Italia (e non solo): da Mark Rothko a Robert Doisneau

Grandi ritorni e nuove consapevolezze scandiscono il calendario di marzo, con mostre che mettono in dialogo passato e presente tra fotografia, arte contemporanea, design e moda. Dalle personali monumentali ai progetti che interrogano l’immagine pubblica, il mese costruisce una mappa che attraversa l’Italia e si allarga a qualche tappa internazionale.
A Milano, MIA Photo Fair BNP Paribas punta i riflettori sulla fotografia come organismo vivo tra mercato e ricerca. Il tema scelto, Metamorfosi, diventa la chiave per leggere un medium in costante ridefinizione, mentre il collezionismo si intreccia alla scoperta di nuovi linguaggi.
A Roma, un omaggio a Robert Doisneau restituisce la poesia quotidiana della capitale francese in bianco e nero, riportando al centro uno sguardo che ha fatto la storia della fotografia. Le grandi personali lavorano sul tempo lungo della storia. A Firenze, Mark Rothko entra in dialogo con l’architettura rinascimentale di Palazzo Strozzi: il colore oltrepassa la tela e si fa esperienza immersiva.
A Ferrara, la riedizione di Ladies and Gentlemen riporta al centro la svolta identitaria di Andy Warhol, anticipando riflessioni su genere e rappresentazione oggi particolarmente attuali.
A Venezia, due progetti affrontano memorie e tensioni del nostro tempo: Paulo Nazareth a Punta della Dogana e Michael Armitage a Palazzo Grassi indagano le fratture della storia coloniale e le dinamiche geopolitiche contemporanee con interpretazioni intense e stratificate.
A Milano, William Kentridge rilegge la metafisica di Giorgio Morandi a Palazzo Citterio, facendo convivere animazione e disegno in un confronto sottile tra immobilità e movimento. La riflessione sulla memoria attraversa anche altre città. A Roma, Latefa Wiersch mette in scena la storia come set cinematografico, mettendone a nudo la costruzione.
A Bologna, un percorso dedicato ad Agnès Varda alla Galleria Modernissimo restituisce la forza poetica e politica di uno sguardo che ha reinventato il cinema del Novecento. Il design si muove tra responsabilità e desiderio. Al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, la retrospettiva su Hella Jongerius invita a rallentare per riscoprire materia, imperfezione e cura come atto progettuale.
Con un segno diverso ma complementare, in Provenza Marc Newson trasforma Château La Coste in un teatro futurista dove il design diventa icona magnetica, sospesa tra classicità e visione cosmica. A Milano, la Triennale rende omaggio al pensiero inquieto di Andrea Branzi, attraversando utopia, critica e poesia del progetto per ripensare il nostro modo di abitare il mondo.
Alcune mostre scelgono la forma dell’incontro. Al MoMA, Frida Kahlo e Diego Rivera dialogano con il linguaggio dell’opera lirica, intrecciando pittura e palcoscenico in una dimensione teatrale e simbolica. A Trieste, EXPOSURE – Quando il mondo ti guarda, negli spazi di ITS Arcademy, mette in luce come lo styling costruisca l’identità pubblica, trasformando l’apparizione in racconto e il red carpet in dichiarazione.
Il mese si chiude con ulteriori sguardi internazionali: a Ginevra, John Armleder riscrive la collezione del Musée d’Art et d’Histoire in un percorso di cortocircuiti visivi, mentre alla Bourse de Commerce di Parigi un itinerario sul chiaroscuro contemporaneo continua a interrogare l’immagine.
Un marzo che invita a osservare, ascoltare e ripensare come costruiamo identità e narrazioni collettive.
