Le Borse di oggi, 30 marzo. Sale la tensione, mercati in netto calo. Salgono petrolio e gas

MILANO – L’allargamento del conflitto con la discesa in campo degli Houthi a sostegno dell’Iran spaventano i mercati, con le Borse che ripartono tutte in calo. Ad alimentare i timori degli investitori anche la ricostruzione del Financial Times, secondo cui il presidente starebbe valutando di “impadronirsi” del petrolio iraniano, con la possibilità di conquistare l’isola di Kharg, transito dell’80% del greggio del paesi.
Pesanti gli indici asiatici con Tokyo in calo del 2,79% in chiusura. Risale anche il petrolio, con il Brent a quota 115 dollari e il Wti poco sopra quota 100 dollari al barile. Le Borse europee proseguono la seduta in terreno negativo mentre si inasprisce la guerra in Medio Oriente.
L'attenzione si concentra sui prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio e del gas. Gli investitori temono un aumento dell'inflazione e la possibilità che le banche centrali decidano di intervenire con il rialzo dei tassi d'interesse. Avvio in calo per Francoforte (-0,39%), Madrid (-0,18%) e Parigi (-0,17%).
Poco mossa Londra (-0,04%). Nei primi scambi a Londra l'indice Ftse 100 si aggira sulla parità a +0,05% e 9.973,45 punti, a Francoforte il Dax perde lo 0,4% a 22.220,68 punti, a Parigi il Cac40 cede lo 0,14% a 7.681,65 punti e a Madrid l'Ibex35 lo 0,2% a 16.804,04 punti.
A Piazza Affari l'indice Ftse Mib segna -0,32% a 43.240,16 punti. L'inflazione in Germania è destinata a risalire dopo essere scesa brevemente al di sotto dell'obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, a causa della guerra in Iran che fa aumentare i costi energetici e aggiunge pressioni sui prezzi in generale, secondo gli economisti.
L'Ufficio federale di statistica pubblicherà oggi una stima preliminare dell'inflazione di marzo. A febbraio, la crescita dei prezzi al consumo era scesa al di sotto del 2%, offrendo una breve tregua alle famiglie tedesche. In precedenza, gli economisti si aspettavano un'inflazione media di poco superiore al 2% quest'anno.
Tuttavia, l'Istituto di politica macroeconomica (Imk) prevede ora che il tasso salirà a oltre il 2,5% nella prima metà dell'anno a causa del conflitto. Anche la banca centrale tedesca ha avvertito che l'inflazione potrebbe aumentare significativamente verso il 3% nel breve termine.
L'impatto del conflitto in Medio Oriente è già visibile presso le stazioni di servizio tedesche, dove i prezzi della benzina e del diesel sono diventati comuni, superando i 2 euro al litro. Gli economisti avvertono che lo shock dei prezzi del petrolio potrebbe diffondersi più ampiamente nell'economia, ad esempio attraverso l'aumento dei costi di trasporto che si ripercuote sui prezzi dei prodotti alimentari.
L'Istituto Ifo prevede che l'inflazione raggiungerà un picco di circa il 2,5% nel breve termine, a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio e del gas, per poi diminuire nuovamente. Se il conflitto non dovesse durare più di qualche mese, secondo l'Imk, l'impatto complessivo sull'inflaz…
La Borsa di Tokyo termina la prima seduta della settimana in netto ribasso, sui timori di un allargamento del conflitto in Medio Oriente, con l'incertezza sull'esito dei negoziati tra Stati Uniti e l'Iran, e il prezzo del petrolio che si mantiene stabile sopra i 100 dollari al barile.
Il listino di riferimento Nikkei segna una flessione del 2,79%, a quota 51.885,85, segnando una perdita di quasi 1.500 punti. Sul mercato valutario lo yen si mantiene debole sul dollaro, a 160,20, e sull'euro a 184,50.
