Las Cholitas Escaladoras: «Noi, donne boliviane, capaci di arrivare in vetta» | Buone Notizie
Il referendum della generazione Z, boom tra i 18 e 28 anni: 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati. Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Dora Magueño Gonzales sfida i pregiudizi guidando alpiniste a seimila metri. L'uso della pollera (la gonna della tradizione), i ramponi, il coraggio: un documentario le racconta Sfidare perfino il buon senso, per un nobile motivo. «Tutte le guide ci ripetevano: non potete salire in cima con la pollera, rischiate di inciampare con i ramponi».
La pollera è la gonna, ampia e colorata, che indossavano le donne indigene della Bolivia, diventata un simbolo contro le discriminazioni etniche, sociali e di genere. «Abbiamo deciso di ribellarci, dimostrare che anche noi donne potevamo arrivare fino in vetta e abbiamo deciso di farlo indossando i nostri abiti tradizionali» rivendica con orgoglio Dora Magueño Gonzales.
Così nel 2015 ha guidato un gruppo di donne di etnia Aymara sullo Huayna Potosì, 6.088 metri sopra La Paz. Un primato che è entrato nella storia dell’alpinis… Dora è adesso venuta in Italia per presentare Ascensio, il documentario sulla loro storia prodotto da Scarpa e da Gore-Tex, che le hanno scelte come ambasciatrici di «inclusione, sostenibilità e rispetto della natura».
Accanto alla figlia Lia (anche lei scalatrice sin da quella prima ascesa), ripercorre la sua vita: l’infanzia di orfana a La Paz («Non ho conosciuto né mio padre né mia madre»), i tre fratelli a cui ha dovuto badare («Bisognava dar loro da mangiare, abbiamo sofferto tanto, mancava tutto»), il sogno di sposarsi per trovare tranquillità economica («Però mia nonna mi aveva avvertito, la tua vita finirà quando diventerai moglie perché dovrai pensare solo a tuo marito»).
A 16 ann… «Arrivavano scalatori da tutto il mondo, temevo che mi avrebbero chiesto piatti particolari che io non avrei saputo cucinare. Io sapevo fare solo la zuppa », prosegue Dora. È proprio la zuppa invece a darle fiducia nei propri mezzi: «Tutti mi dicevano che era buonissima, che arrivavano disidratati e stavano meglio.
Ho capito che potevo essere all’altezza». Gli uomini però salivano, e lei e le altre restavano al campo base. «Guardavo la cima e sognavo di andare anche io. Chiedevo a mio marito e alle altre guide, tutti mi rispondevano allo stesso modo: le donne non possono salire ».
La figlia Lia annuisce e prosegue: «Io sono cresciuta in montagna, ho iniziato a sciare sulle piste del Chacalt… Dora coinvolge la figlia e altre donne, tutte portatrici o cuoche come lei. «Partiamo in undici, mio marito si convince e ci fa da guida» prosegue Dora.
Salgono come hanno sempre immaginato, con le polleras e gli aguayos, gli scialli colorati a mo’ di zaini. «All’inizio non avevamo l’attrezzatura adeguata — ammette Lia -. I caschi ce li hanno prestati, non c’erano scarponi adatti ai nostri piedi piccoli, indossavamo stivaloni di plastica, io camminavo come un robot.
Ricordo che faceva molto freddo, in compenso avevamo tanta forza». Aggiunge Dora: «Scalare per la prima volta è stata un’emozione fortissima. Mi è venuta voglia di piangere». Non è stato un punto d’arrivo, ma di partenza. Sono… «Adesso - dice Dora - ho 60 anni ma mi sento ancora giovane.
Mi piacerebbe scalare tante altre montagne. Un sogno è l’Everest, ma non so se lo faremo perché si scontra con i nostri principi. Abbiamo un fortissimo rispetto della natura, non vogliamo né inquinarla né contaminarla». Prima di ogni salita invocano la protezione delle Achachilitas, le divinità delle vette, e bruciano foglie di coca, tabacco, cannella, copale e anche del glitter «per rendere il fuoco più bello».
«Se non salirò sull’Everest - confessa Dora - mi piacerebbe almeno vederlo da lontano. Soprattutto vorrei che i miei nipoti e le nuove generazioni continuassero sulla strada che abbiamo tracciato noi». La figlia Lia assi…
