Istituti tecnici, riforma dal 2026/27: più pratica, curricoli in tre aree e patti con le imprese

Più spazio alle discipline tecniche, maggiore peso alla pratica e un collegamento più stretto con il mondo produttivo: è il cuore della riforma degli istituti tecnici che scatterà dall’anno scolastico 2026/2027, con l’avvio nelle classi prime e un’implementazione graduale fino a coprire l’intero ciclo quinquennale.
Il nuovo assetto è definito dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, che attua il decreto-legge 144/2022. La revisione rientra tra le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza e mira ad allineare i percorsi alle trasformazioni tecnologiche e alle competenze richieste dal mercato del lavoro, intervenendo su indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento.
Il curricolo viene riorganizzato in tre aree e i quadri orari delineano una struttura comune a tutti gli indirizzi. L’area di indirizzo è distribuita in modo crescente lungo il percorso: nei primi anni prevale la formazione scientifica e tecnologica di base, mentre nel triennio finale si rafforza la specializzazione, con un aumento del peso delle discipline professionalizzanti.
All’interno dei percorsi ricorrono ambiti come scienze sperimentali, tecnologie di base, elementi fondanti dell’indirizzo e discipline caratterizzanti. Il nuovo ordinamento mantiene la divisione in due settori.
Da un lato sono previsti percorsi centrati su discipline economiche, giuridiche e linguistiche, con attenzione alla gestione aziendale e ai mercati internazionali; dall’altro il settore tecnologico-ambientale, che comprende le specializzazioni del relativo comparto.
Nel triennio sono previste articolazioni che consentono una specializzazione progressiva. Tra le linee strategiche individuate spiccano la didattica laboratoriale, la progettazione interdisciplinare e la collaborazione strutturata con imprese, università e centri di ricerca.
In questo quadro è prevista la possibilità di attivare Patti educativi 4.0, accordi tra scuole, imprese, ITS Academy e atenei per condividere risorse e sviluppare attività formative. La riforma introduce inoltre una maggiore autonomia progettuale per gli istituti, che potranno adattare l’offerta formativa al contesto territoriale.
Viene rafforzata la didattica laboratoriale attraverso unità di apprendimento interdisciplinari e una più stretta integrazione tra teoria e pratica. Per i docenti sono previste attività di aggiornamento e periodi di osservazione nelle imprese, con l’obiettivo di allineare l’insegnamento alle innovazioni dei settori produttivi.
Un altro elemento qualificante è il rafforzamento della dimensione internazionale: è previsto l’uso della metodologia CLIL, la promozione della mobilità studentesca e il conseguimento di certificazioni linguistiche.
Sul versante del prosieguo degli studi, la riforma punta a migliorare il raccordo con la formazione terziaria, favorendo percorsi orientati verso ITS Academy e lauree professionalizzanti, per consolidare la filiera dell’istruzione tecnologica. Le nuove disposizioni entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026/2027 per le classi prime e saranno estese progressivamente fino alla conclusione del quinquennio.
Sono attese ulteriori linee guida operative per accompagnare le scuole nell’attuazione del nuovo impianto didattico e nella definizione dei risultati di apprendimento per ciascun indirizzo.
