Istituti tecnici, il MIM apre alla possibilità di cattedre da 15 ore dal 2026/27 per contenere gli esuberi

Una recente nota del Ministero dell’Istruzione e del Merito apre alla possibilità di istituire cattedre con un monte ore settimanale di 15 ore, anziché le attuali 18, negli istituti tecnici a partire dall’anno scolastico 2026/27. L’obiettivo indicato è contenere gli esuberi legati alla riduzione di un anno del percorso, il quinto, prevista nell’ambito della riforma dei tecnici.
La misura viene valutata in un contesto già sotto pressione: calo demografico, difficoltà di reclutamento e carenze croniche di docenti qualificati in ambiti chiave come meccanica, informatica ed elettrotecnica.
Secondo i sostenitori, la possibilità di cattedre con orario ridotto potrebbe agevolare l’ingresso nella scuola di professionisti provenienti dal mondo del lavoro o di docenti che, per diverse ragioni, non possono coprire l’orario pieno, contribuendo così alla copertura delle discipline più scoperte.
I nodi critici non mancano. Il rischio, segnalano diversi osservatori, è che si tratti di un intervento tampone: ridurre l’orario potrebbe frammentare l’offerta formativa e aumentare la discontinuità didattica, con possibili ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento.
Restano inoltre aperti i profili economici e contrattuali: una cattedra da 15 ore implicherebbe una retribuzione proporzionata e, in tal caso, quanto sarebbe attrattiva in un settore già penalizzato da stipendi considerati non competitivi? C’è poi il timore che l’aumento delle cattedre parziali alimenti ulteriormente il precariato.
Alcuni dirigenti scolastici vedono però nell’ipotesi un’opportunità per rendere i percorsi più flessibili e valorizzare competenze specialistiche esterne. Resta tuttavia il tema della preparazione pedagogica di chi proviene dal mondo produttivo: come assicurare che le competenze tecniche siano accompagnate da adeguati strumenti didattici?
La nota del MIM, pur aprendo scenari di riorganizzazione, lascia in sospeso numerosi interrogativi. Più che un approdo, appare un avvio di confronto sul futuro degli istituti tecnici e sul loro ruolo nel sistema formativo e produttivo. I prossimi passaggi chiariranno se l’orario ridotto sarà adottato e con quali garanzie su qualità, continuità didattica e condizioni di lavoro.
