Gli “angeli della morte”: l’arresto a Forlì riaccende i timori dei delitti in corsia
L’arresto di Luca Spada, fermato a Forlì in relazione a otto decessi sospetti avvenuti in ambulanza, ha riacceso i timori per i delitti compiuti tra corsie e mezzi di soccorso. Una vicenda ancora in attesa di risposte e verdetti definitivi che ripropone alla cronaca la figura degli “angeli della morte”, operatori sanitari finiti sotto processo per la morte di pazienti a loro affidati.
Negli ultimi anni diverse inchieste hanno sconvolto la sanità italiana.
Angelo Stazzi, ex infermiere con una lunga carriera al Policlinico Gemelli prima del passaggio al privato nel 1996, è stato condannato all’ergastolo definitivo per l’omicidio dell’amante, Maria Teresa Dell’Unto, scomparsa nel 2001 e i cui resti furono ritrovati anni dopo nel suo giardino, e per la morte di cinque pazienti in una casa di cura di Tivoli tra il 2008 e il 2009.
Arrestato nel 2009, confessò l’omicidio della donna, inizialmente attribuito a un incidente durante una lite. Le morti dei pazienti furono ricondotte alla somministrazione di insulina. Sta scontando la pena a Rebibbia, a Roma. Tra i casi più noti c’è anche quello di Sonya Caleffi, ex infermiera condannata per cinque omicidi e diversi tentati omicidi commessi tra il 2003 e il 2004 negli ospedali di Como e Lecco.
Secondo le indagini, avrebbe iniettato aria provocando embolie gassose. Arrestata nel dicembre 2004, confessò inizialmente alcuni episodi per poi ritrattare; è stata condannata a 20 anni ed è stata rilasciata nel 2018 dopo aver scontato la pena. Non tutte le vicende si sono concluse con una condanna.
Daniela Poggiali, accusata di aver causato la morte di numerosi pazienti tra il 2013 e il 2014 in Emilia-Romagna dopo il decesso sospetto di Rosa Calderoni e un aumento della mortalità nel reparto in cui lavorava, fu arrestata nel 2014. Il suo caso si è fondato anche su analisi statistiche poi contestate: assolta in appello nel 2021, ha ottenuto l’assoluzione definitiva confermata dalla Cassazione nel gennaio 2023.
La vicenda ha alimentato il dibattito sull’uso delle statistiche nelle indagini giudiziarie. Percorso giudiziario tortuoso anche per Fausta Bonino, infermiera dell’ospedale Villa Marina di Piombino, finita sotto accusa per la morte di quattro pazienti tra il 2014 e il 2015, decessi attribuiti a somministrazioni volontarie di eparina.
Le indagini dei Nas e del Rac hanno incluso valutazioni di psicologia investigativa che descrivevano un’apparente assenza di emotività e dissonanze comportamentali durante gli interrogatori. Dopo arresti, scarcerazioni e ribaltamenti di sentenze, il procedimento si è chiuso con la condanna all’ergastolo confermata dalla Cassazione nel 2025.
Bonino ha sempre negato le accuse. Tra i medici, il caso più eclatante è quello di Leonardo Cazzaniga, ribattezzato il “Dottor Morte”: è stato condannato all’ergastolo per una serie di omicidi tra il 2010 e il 2014 all’ospedale di Saronno. Secondo l’accusa, somministrava ai pazienti anziani e terminali un mix letale di farmaci, passato alle cronache come “protocollo Cazzaniga”.
L’inchiesta è partita nel 2014 dalle segnalazioni di alcuni infermieri e ha coinvolto anche l’infermiera Laura Taroni, indicata come complice in alcuni casi. La condanna è stata confermata in Cassazione e Cazzaniga è in carcere. L’indagine su Luca Spada, che ha riportato sotto i riflettori il tema degli omicidi in corsia, è ancora in corso.
Saranno le prossime mosse della magistratura a chiarire i contorni del caso, mentre le vicende passate continuano a interrogare il sistema sanitario e la giustizia su come prevenire e provare questi reati.
