Dieta Mind associata a un invecchiamento cerebrale più lento in uno studio di lungo periodo
Una maggiore aderenza alla dieta Mind si è associata a un rallentamento misurabile dell’invecchiamento cerebrale. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, che ha seguito nel lungo periodo un ampio campione di adulti di mezza età e anziani.
L’analisi ha coinvolto 1.647 persone monitorate per circa 12 anni con valutazioni dietetiche ripetute e risonanze magnetiche cerebrali. I ricercatori riferiscono che ogni aumento di tre punti nel punteggio di aderenza alla Mind si associava a una perdita di materia grigia più lenta del 20,1%, pari a circa 2,5 anni in meno di invecchiamento cerebrale rispetto a quanto atteso per l’età.
Contestualmente, risultava più contenuta anche l’espansione dei ventricoli laterali, con un effetto paragonabile a circa un anno di ritardo nell’invecchiamento strutturale.
Il tema è cruciale in una popolazione globale che invecchia: secondo le proiezioni Onu 2024, entro il 2027 le persone con più di 65 anni saranno circa 2,2 miliardi e supereranno il numero di minori di 18 anni, mentre già a metà degli anni ’30 di questo secolo gli ultra‑ottantenni saranno più numerosi dei bambini con un anno di età o meno.
Con malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson destinate a crescere, e trattamenti curativi ancora limitati, le strategie preventive sui fattori di rischio modificabili — inclusa l’alimentazione — assumono un peso centrale. «Le ipotesi principali per questi effetti riguardano tre aspetti: infiammazione, salute dei piccoli vasi cerebrali e plasticità neuronale.
Diete ricche di zuccheri raffinati e grassi saturi sono associate a segnali pro‑infiammatori, mentre alimenti tipici della Mind, come frutti di bosco e verdure a foglia verde, apportano composti bioattivi con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie», spiega Sofia Lotti, biologa nutrizionista e assegnista di ricerca al Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze.
Aggiunge che modelli come la dieta Mind o quella mediterranea favoriscono anche un miglior controllo dei fattori di rischio cardiovascolare. Ma che cosa mette davvero nel piatto questo approccio? Dieta Mind e dieta mediterranea condividono tratti di fondo, come l’alto consumo di alimenti vegetali, la buona qualità dei grassi e il basso apporto di zuccheri aggiunti e grassi saturi.
Tra gli alimenti ricorrenti compaiono verdure a foglia verde e frutti di bosco, ma anche pesce, frutta secca e olio d’oliva. Legumi e cereali integrali possono contribuire a controllare la glicemia e la salute cardiovascolare, fattori legati all’invecchiamento cerebrale.
Lotti sottolinea che quello che conta è soprattutto la dieta nel suo insieme. Le due diete, spesso considerate “gemelle”, nascono con obiettivi diversi ma hanno molti punti di contatto: la mediterranea è un modello alimentare complessivo storicamente associato a una riduzione della mortalità e del rischio cardiovascolare.
Lo studio pubblicato si concentra sull’associazione tra aderenza alla Mind e cambiamenti strutturali del cervello, offrendo nuovi indizi sul legame tra alimentazione e salute cerebrale nel lungo periodo.
