Cinema italiano, l’appello a Mattarella: «Confronto reale e tutele». Il Presidente: «Si troverà un punto di equilibrio»

Le associazioni di lavoratrici e lavoratori del cinema italiano hanno indirizzato una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un confronto reale con le istituzioni, regole condivise che garantiscano la stabilità dei sostegni pubblici e la tutela della dignità professionale.
Il Capo dello Stato ha accolto l’appello sottolineando che «Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro. (...) Sono certo, anche avendo ascoltato le parole del Ministro Giuli, che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio».
Nel testo, definito il cinema «un linguaggio universale» che ha contribuito a diffondere nel mondo l’identità e l’immaginario italiani, si evidenzia come, nell’epoca della distribuzione globale, dello streaming e dell’intelligenza artificiale, il ruolo del settore sia ancora più prezioso.
Gli autori richiamano la responsabilità, evocando la cornice dei David di Donatello, di ricordare che i volti più noti rappresentano solo la parte visibile di una filiera vasta e articolata.
La lettera elenca sceneggiatori e sceneggiatrici, registe e registi, compositori e compositrici, adattatori e adattatrici, attori e attrici, artisti dell’animazione e degli effetti speciali, tecnici, maestranze, esercenti, operatori e organizzatori di manifestazioni: molti sono lavoratori autonomi e discontinui che, si legge, ancora oggi lottano per il riconoscimento di diritti come disoccupazione, congedo parentale, malattia e pensione.
Professionisti «senza tutele, senza contratti aggiornati, senza certezze», mentre anche produttori e produttrici operano tra risorse instabili e normative in continua evoluzione. «I governi si alternano, il cinema resta», scrivono, ribadendo che per le istituzioni il settore è uno dei tanti ambiti di intervento, mentre per chi vi lavora è vita, lavoro e ragione d’esistere.
Cinema, animazione e documentario vengono indicati come un bene comune della Nazione che alimenta l’immaginario collettivo e risponde al diritto fondamentale del pubblico a una narrazione del Paese e del mondo «tanto più realistica quanto più plurale, diversificata, e libera».
Da qui la richiesta «con una voce sola» di un dialogo aperto e costruttivo con la politica, evitando che i segnali d’allarme degenerino in scontro ideologico, e di individuare al più presto regole condivise per assicurare stabilità ed equilibrio ai sostegni pubblici.
L’obiettivo, affermano, è un settore più equo, ascoltato e sostenuto, con la creatività al centro, perché il cinema «non sia solo industria, non sia solo intrattenimento, ma sia memoria, identità, futuro». L’appello è rivolto al Presidente della Repubblica e, più in generale, alla politica, «per ricordare che prendersi cura di questo settore significa prendersi cura del Paese».
Tra i firmatari figurano, tra gli altri, 100autori (Associazione della autorialità cine-audiovisiva), ACMF (Associazione Compositori Musica per Film), AIDAC (Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi), AIR3 (Associazione Italiana Registi), ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), WGI (Writers Guild Italia), APIC (Associazione Produttori Indipendenti Cortometraggio), Cartoon Italia e DOC/it (Associazione Documentaristi Italiani).
Con il Presidente che ha riconosciuto le preoccupazioni del comparto e ha espresso fiducia nel raggiungimento di un punto di equilibrio, il settore attende ora i prossimi passaggi del confronto con le istituzioni.
