Borse in rialzo con speranze di colloqui USA-Iran; giù petrolio e gas, Milano +0,5%

Un rinnovato ottimismo sui possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran sta riportando il segno più sui mercati globali, mentre i prezzi di petrolio e gas ritracciano.
Gli investitori guardano alla riapertura del dialogo nonostante lo stallo delle trattative del fine settimana in Pakistan, l’entrata in vigore lunedì del blocco dei porti iraniani imposto dagli Usa e l’assenza, al momento, di un allentamento da parte di Teheran sullo Stretto di Hormuz.
Sulla scia di Wall Street, le piazze asiatiche hanno chiuso in rialzo trainate dai titoli tecnologici. Negli Stati Uniti gli indici accelerano: il Dow Jones sale dello 0,38% a 48.399,34 punti, il Nasdaq avanza dell’1,20% a 23.462,23 e lo S&P 500 guadagna lo 0,68% a 6.933,70.
In parallelo arretrano i future sulle materie prime energetiche, con gas e petrolio in calo. In Europa prevale il segno positivo, sostenuto dalla prospettiva che i negoziati tra Washington e Teheran possano tenersi già questa settimana o all’inizio della prossima.
Parigi avanza dello 0,50%, Francoforte dello 0,82%, mentre Londra flette dello 0,08%. Madrid cresce dello 0,53% e Milano dello 0,63%. Nel quadro diplomatico, la Cina ha presentato una proposta per la soluzione del conflitto. A metà seduta Piazza Affari prosegue in rialzo: il Ftse Mib guadagna lo 0,50% a 47.763,82 punti.
Tra i titoli più acquistati figurano Amplifon (+4,66%), Stellantis (+2,81%), Ferrari (+2,14%), Stm (+1,51%), Unicredit (+1,36%), Inwit (+1,36%), Lottomatica (+1,24%), Moncler (+1,17%), Monte Paschi Siena (+0,98%) e Mediobanca (+0,95%). In flessione Terna (-1,12%), Leonardo (-1,06%), Eni (-1,04%), Fincantieri (-1,01%), Italgas (-0,81%), Avio (-0,77%), Banco Bpm (-0,76%), Tenaris (-0,585%), Snam (-0,56%) e Banca Mediolanum (-0,4%).
Sul fronte bancario statunitense, Wells Fargo ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 5,25 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 4,89 miliardi dell’anno precedente. I ricavi totali si attestano a 21,45 miliardi (+6% sui 20,15 miliardi di un anno fa), ma sotto le attese degli analisti, mentre l’utile per azione rettificato sale a 1,60 dollari.
Jp Morgan ha registrato un utile netto di 16,5 miliardi di dollari nel primo trimestre, in crescita del 13% rispetto allo stesso periodo del 2025; l’utile per azione è passato a 5,94 dollari da 5,07, oltre i 5,45 dollari previsti dal consensus. I ricavi sono aumentati del 10% a 50,5 miliardi, contro i 49,2 miliardi stimati.
In Europa, la Commissione Ue riferisce che non vi sono al momento evidenze di carenze di carburante nell’Unione, pur avvertendo di possibili problemi di approvvigionamento in futuro, in particolare per il carburante per aerei. Una portavoce ha spiegato che le forniture di greggio alle raffinerie Ue restano stabili senza necessità di ulteriori rilasci di scorte, indicando però il jet fuel come principale elemento di preoccupazione.
Le misure contro il caro energia che l’esecutivo comunitario dovrebbe presentare il 22 aprile sono state citate come contesto del monitoraggio in corso. Tra le case di gestione, BlackRock ha chiuso il primo trimestre del 2026 con asset in gestione pari a 13.894 miliardi di dollari, in aumento del 20% sullo stesso periodo del 2025.
L’utile netto è salito da 1,51 a 2,212 miliardi di dollari (+46%), mentre i ricavi sono aumentati del 27% a 6,689 miliardi di dollari.
Nel comparto energetico, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha ridotto drasticamente le previsioni di crescita dell’offerta e della domanda globale di petrolio, indicando che entrambe dovrebbero ora diminuire rispetto ai livelli del 2025, alla luce dell’impatto della guerra in Medio Oriente sui flussi e sull’economia globale.
Con i mercati concentrati sulla possibilità di un canale diplomatico tra Stati Uniti e Iran, l’attenzione nelle prossime ore resta puntata sull’evoluzione dei colloqui, sull’andamento delle materie prime e sugli aggiornamenti delle autorità europee in tema di energia.
