AgriFoodTech, Rapporto 2026 di Federalimentare: investimenti a 122 milioni (+18%), AI al centro della trasformazione
Investimenti in aumento, ecosistema più ampio e un messaggio chiaro: senza un’accelerazione sugli investimenti e sull’intelligenza artificiale l’agroalimentare italiano rischia di perdere terreno.
È quanto emerge dal Rapporto 2026 “La trasformazione tecnologica dell’agroalimentare made in Italy: il contributo delle startup e la sfida dell’Intelligenza Artificiale”, promosso da Federalimentare e presentato il 31 marzo 2026 alla Camera dei Deputati, in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy.
Secondo il documento, nel 2025 gli investimenti nelle startup AgriFoodTech hanno toccato quota 122 milioni di euro, in crescita del 18% rispetto al 2024. Aumenta anche il numero delle realtà attive lungo la filiera “dal campo alla tavola”: le startup mappate sono 571 nel Rapporto 2026, contro le 550 rilevate nell’edizione 2025.
Nell’ecosistema operano inoltre 20 centri di ricerca e 15 tra fondi specializzati, incubatori e acceleratori. L’iniziativa è stata sostenuta da Confagricoltura e realizzata dal Centro di Ricerca E, con la collaborazione degli esperti del Linfa AgriFoodTech Fund.
Il Rapporto registra segnali di rafforzamento rispetto al 2025 e una riduzione del gap con Germania, Francia e Spagna. Ma indica anche la necessità di uno sforzo immediato e rilevante per trasformare la spinta tecnologica in capacità industriale, elaborando modelli di investimento in grado di coinvolgere tutte le imprese, dalle grandi alle piccole.
Un’urgenza, sottolinea la ricerca, che va accompagnata dalla piena adozione dell’intelligenza artificiale, considerata un fattore abilitante per migliorare efficienza e performance in tutti i segmenti della filiera. L’AI, si legge, è già oggi una tecnologia centrale per il futuro dell’agroalimentare.
Le sue potenzialità, con competenze sempre più avanzate e diffuse, sono destinate a incidere nella trasformazione strutturale del settore; per questo, secondo il Rapporto, le imprese dovranno ridisegnare il proprio modello di business intorno alle soluzioni di intelligenza artificiale.
La fotografia scattata dal Rapporto si inserisce in una filiera che, in Italia, ha superato i 700 miliardi di euro di valore complessivo, pari al 32% del Pil nazionale. Numeri che, per gli estensori, rendono ancora più urgente consolidare la leadership del made in Italy in un’epoca di forti cambiamenti tecnologici.
In un videomessaggio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito l’edizione 2026 della Giornata nazionale del Made in Italy un “nuovo primato”, segnalando che in due anni le iniziative sono più che raddoppiate e richiamando la solidità delle filiere, le cosiddette “5 A”.
Nel complesso, il Rapporto 2026 delinea un ecosistema in evoluzione: più vivace di un anno fa e in progressivo allineamento con i principali benchmark europei, ma ancora bisognoso di un salto di qualità negli investimenti e nella capacità di trasformare ricerca e tecnologie in innovazione industriale lungo tutta la catena “from farm to fork”.
